Parliamo di discografia, avventuriamoci di petto nella scena INDIPENDENTE con uno dei principali protagonisti. Incontro un collega, un amico, un punto di riferimento per tutti noi che, tra produzioni e comunicazione, cerchiamo di restituire dignità e spessore ad una scena lavorativa letteralmente frantumata dai potenti media nazionali. L’eterno dilemma di cosa sia il giusto e cose invece rappresenta il vero mostro da combattere. Ignoranza e omologazione da una parte, fermento creativo e nuove frontiere di comunicazione dall’altra in un duello impari a priori. Lo scenario è chiaro a tutti: l’informazione di massa che spinge sempre più verso contenitori di moda e di tendenza relegando al buio dei grandi riflettori di scena la nuova musica, quella che forse più di tutte rappresenta davvero il tessuto sociale italiano che stiamo vivendo oggi. Come a dire: il Festival di Sanremo ormai non testimonia affatto ciò che di musica si produce, si ascolta e si vive in questo nostro bel paese. Ne parliamo con Giordano Sangiorgi, fondatore di uno dei sistemi collettivi più famosi in Italia per quel che riguarda non solo la diffusione culturale ma anche la connettività e la condivisione di tutta la scena: il M.E.I…il Meeting Degli Indipendenti… in questi 20 anni di vita…

– Iniziamo con una fatidica domanda ancora al tempo presente. Prima la musica o prima l’immagine di copertina?

Prima il contenuto. Poi la competenza. E poi l’immagine.

– Prima erano i media ad inseguire la musica e le sue informazioni. Oggi mi pare sia il contrario. Sei d’accordo? Cosa ne pensi?

Si, oggi i media sono tantissimi e frammentati in una rete davvero incalcolabile. Esclusi rarissimi casi, quasi tutti si riposano comodamente su news rassicuranti, seguendo mode e tendenze dando così poco spazio a innovazione e creatività: chi fa musica deve farsi largo come più gli è possibile e con un lavoro durissimo per farsi notare nel mondo del web, figuriamoci poi sui media tradizionali di carattere nazionale dove praticamente l’impresa risulta impossibile.

– Quando parliamo di grandi network e di grande informazione è corretto secondo te usare la parola MONOPOLIO?

Decisamente. Guarda se ci fai caso ascoltiamo ogni giorno la stessa programmazione, la stessa che si ripete su tutti i grandi network privati… per non parlare della tv dove lo spazio è  praticamente inesistente… escluse isole rarissime, per chi vuole rinnovare. Se non cambieranno e non si diversificheranno andando incontro all’innovazione e a questi nuovi modi di fare comunicazione, i canali tradizionali a cui siamo tutt’ora abituati verranno letteralmente uccisi e spazzati via dallo streaming on line… pensiamo a YouTube che ha polverizzato le Tv Musicali mentre Netflix ridurrà via via il peso della tv generalista… e ci sono molte altre piattaforme in attività e in continua crescita… una nuova rivoluzione digitale globale purtroppo è alle porte.

– Quanta della cattiva informazione e della pessima condizione discografica è imputabile ai musicisti stessi? E ovviamente perché?

Credo sia imputabile in parte alla filiera produttiva del settore. Per la parte indipendente ritengo si sia persa la grande occasione di utilizzare tutti insieme le piattaforme online e così la discografia indipendente, che aveva spopolato tra la metà degli anni ’90 e la metà del 2000, ha lasciato il passo non mettendosi alla pari con il 2.0 che avanzava con molta velocità. E così oggi ne raccogliamo i frutti con una pessima condizione discografica, una cattiva informazione, un lento declino di un circuito di live…tutti prezzi da pagare per non aver fatto il grande salto di qualità inglobando il tutto come un unico “movimento culturale”. La divisione – che io chiamerei più frammentazione – qui ha penalizzato il settore tutto e chi ci ha lavorato per l’unificazione spesso è stato snobbato così come è stata snobbata una progettazione unitaria sulle piattaforme online del mercato indie italiano, mercato che oggi avrebbe una gran forza. Poi il mainstream  non ha fatto altro che lavorare attraverso la tv generalista e i grandi network radio e le piattaforme multinazionali globali per azzerare il ruolo degli indipendenti nel nostro paese. Pensate che questo movimento indipendente un tempo era fortissimo competitore del mercato mainstream… oggi praticamente è stato ridotto drasticamente a quello che era circa 20 anni fa. Parliamo di televisioni nazionali? Su questo Rai Tre ha una grande colpa: quando è nata, la televisione di Guglielmi ha rinnovato moltissimi settori tagliando però, tra le varie cose, proprio la musica, unica grande esclusa.  Tranne ricorderete, un tentativo con  “L’Orecchiocchio” di un Fabio Fazio giovanissimo poi  purtroppo abbandonato. Così come è stato abbandonando il pubblico televisivo alla musica tradizionale di Rai Uno che ci porta oggi ad avere, per esempio, come riferimenti dei giovani Il Volo che cantano come Claudio Villa negli Anni Cinquanta. Se già da quella tv si fosse coltivata nel pubblico la cultura della musica indipendente, oggi avremmo una grande scena di serie A che non si presenta solo al Primo Maggio ma che viene raccontata e celebrata durante tutto l’anno ovunque sui media tradizionali.

– Che poi tutti sono artisti per il loro cuore ma poi tutti vogliono apparire in prima pagina sulle testate famosissime. A parte tutte le ipocrisie, come giudichi questa eterna contraddizione?

Non la giudico una contraddizione. La musica indipendente di qualità deve avere successo ed esser sempre più di massa e andare nei mezzi di comunicazione generalisti perché significa avere un peso culturalmente più avanzato. Penso che la musica indipendente italiana di qualità sia la vera musica popolare di oggi solo che un “tappo” presente nei media da oltre 20 anni non l’ha fatta emergere e l’ha lasciata ai margini relegando all’anonimato decine di migliaia di giovani artisti, gli stessi che negli anni hanno partecipato con forza ai più importanti festival italiani. Di tutto questo in tv non c’è traccia ed è una cosa gravissima: un buco nero culturale che ritengo cancerogeno per la cultura e l’informazione musicale di questo paese. Se così non fosse stato oggi dovremmo essere noi ad organizzare il Festival di Sanremo, con tutti i nostri collaboratori e nostri partner, ovviamente il tutto accompagnato da un nuovo modello, giovani innovatori e creativi in prima linea, artisti della nuova scena capaci di coniugare con la contemporaneità più avanzata, produttori e realtà discografiche di qualità e di oggi e di domani… mentre  gli artisti di 50 anni fa che erano già ospiti negli Anni Settanta in tv possono tranquillamente lasciare il posto alle nuove generazioni e cercare fortuna nelle Tv dell’Est dove per loro prosegue un grande seguito. Penso che in estate le serate musicali televisive su Rai Uno dovrebbero essere appannaggio di tutti coloro che organizzano i più importanti festival e contest legati alla Rete dei Festival indipendenti ed emergenti e non a direzioni artistiche incompetenti, incorniciate così in una tv musicale pubblica estiva veramente di pessima qualità e, soprattutto, lontana anni luce dai gusti del popolo under 40.

– Il M.E.I. esiste ormai da più di 20 anni. Hai creato un network di sinergie ed intenti. Musica è partecipazione, è condivisione… ma secondo te quant’altra musica abbiamo perduto per strada?

Tantissima. Una quantità di intelligenza creativa incredibile, purtroppo spesso abbinata a una minore capacità di fare squadra e movimento che ha penalizzato un po’ tutti. Ma dall’altro lato ne ha valorizzata tantissima che altrimenti avrebbe rischiato di venir persa per sempre. E così non è stato, per fortuna… Se poi tutti coloro che fanno progetti di pregio sulla musica di qualità della nuova scena musicale italiana attuale fossero tutti capaci di fare squadra e fare un passo indietro per un grande progetto comune a favore dei nuovi artisti e della musica di qualità avremmo tutti ancora una maggiore penetrazione sui media e più peso sul mercato culturale della musica in Italia.

– In ultimo è doveroso accennare ad AudioCoop e al perenne discorso dei diritti d’autore… intanto cosa possiamo dire?

Intanto si può fare fronte comune sul tema dei diritti connessi, le nuove risorse per chi opera nel settore musicale con la scomparsa del mercato del cd. A seguito della Liberalizzazione del Mercato dei Diritti Connessi e di Copia Privata  avvenuta nel Febbraio 2013, la gestione di tali diritti è affidata per legge alle società di collecting che hanno ottenuto il permesso dal Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio.

AudioCoop avendo ricevuto regolare autorizzazione si occupa di far pervenire ai propri associati passati, presenti e futuri i diritti di copia privata sulle produzioni e i diritti connessi sulla diffusione gratuita di musica. Si ottengono risorse economiche dal fondo annuale della copia privata tramite i diritti derivanti dalla pubblicazione di cd, digitali e/o altri supporti, mentre si ottengono ulteriori risorse economiche dal fondo dei diritti derivanti dalla diffusione delle proprie produzioni in radio, tv, web e pubblici esercizi di grandi, medie e piccole dimensioni di qualsiasi categoria. AudioCoop svolge proprio questo servizio di tutela e, soprattutto, di rendicontazione economica dei diritti maturati dalle proprie attività di promozione per tutti gli indipendenti ed emergenti italiani.

Paolo Tocco